Windows 10 a fine supporto: cosa rischia la tua azienda e quanto costa rimandare

 

Il 14 ottobre 2025 Microsoft ha chiuso il supporto a Windows 10. Alla rilevazione di settembre 2026, in Italia, quasi tre visite da desktop Windows su dieci (28,6%) arrivavano ancora da Windows 10 (StatCounter). Sono quote di traffico web, non un censimento dei PC aziendali: danno l’ordine di grandezza, non il numero delle postazioni.

I computer non si sono spenti. È questo che rende il problema facile da rimandare: tutto sembra funzionare come prima, mentre le correzioni di sicurezza non arrivano più. Il primo anno del programma a pagamento che tiene in vita gli aggiornamenti copre fino al 13 ottobre 2026. Chi si iscrive dopo paga anche l’anno arretrato.

Questo articolo mette in fila tre cose. Cosa è cambiato davvero. Quanto costa rimandare la migrazione, con i numeri di listino Microsoft. E perché un PC senza patch è già un problema di conformità: ci sono due provvedimenti del Garante che indicano la direzione.

In sintesi

  • Dal 14 ottobre 2025 Windows 10 non riceve più aggiornamenti di sicurezza. I PC funzionano, le patch no.
  • Il programma a pagamento di aggiornamenti estesi (ESU, Extended Security Updates) costa 61 dollari per dispositivo il primo anno, poi raddoppia ogni anno. Ed è cumulativo: coprire un PC fino a ottobre 2027 costa 183 dollari, fino a ottobre 2028 ne costa 427, che tu entri presto o tardi.
  • La versione gratuita per l’Europa non vale per le aziende: Microsoft la esclude sui PC in dominio, aggiunti a Entra o gestiti in MDM.
  • Forzare Windows 11 su hardware non compatibile non risolve: Microsoft dichiara quel PC «non più supportato» e senza diritto agli aggiornamenti.
  • Il Garante ha già qualificato l’uso di «software di base obsoleti» come non pienamente conforme all’art. 32 del GDPR. Il caso riguardava l’azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria e si è chiuso con 25.000 euro di sanzione.
  • Se lavori per un soggetto NIS, la misura ACN PR.PS-02 vincola il tuo cliente, non te. Ma è il cliente a doverti valutare e a mettere requisiti di sicurezza nei contratti di fornitura.

Cosa è cambiato davvero il 14 ottobre 2025?

Da quella data Microsoft non rilascia più, per Windows 10, aggiornamenti qualitativi, comprese le correzioni di sicurezza, né supporto tecnico né nuove funzionalità. Il sistema resta installato e avviabile: cambia solo che ogni nuova vulnerabilità scoperta da allora resta aperta.

Il testo di Microsoft è esplicito su entrambi i lati. Da un lato: «Windows 10 raggiungerà la fine del supporto il 14 ottobre 2025», e la 22H2 resta l’ultima versione rilasciata. Dall’altro, i PC «continueranno a funzionare». Ma senza supporto tecnico, senza nuove funzionalità e senza aggiornamenti qualitativi, «incluse le correzioni di sicurezza e affidabilità» (Microsoft Learn).

Non è un guasto che si manifesta un martedì mattina. È un rischio che si accumula in silenzio, e diventa visibile solo quando qualcuno lo sfrutta.

Le date che contano, dalla fine del supporto all’ultimo giorno di ESU14 ottobre 2025 fine del supporto di Windows 10. 13 ottobre 2026 ultimo giorno di copertura del primo anno di ESU commerciale. 12 ottobre 2027 fine del secondo anno commerciale e fine del programma ESU per i dispositivi personali. 10 ottobre 2028 fine del terzo e ultimo anno di ESU.Le date che contano14 ott 202513 ott 202612 ott 202710 ott 2028Fine del supporto:ultima patch gratuitaFine anno 1 di ESUper le aziendeFine anno 2 e fine ESUper i dispositivi personaliUltimo giornodi ESU, anno 3Fonte: Microsoft, date di copertura ESU (Partner Center) e pagina del programma per i dispositivi personali.

Quanto costa tenere Windows 10 con gli aggiornamenti a pagamento?

Sessantuno dollari per dispositivo il primo anno. Poi vale una regola che pesa più del prezzo iniziale: «il prezzo raddoppia ogni anno consecutivo, per un massimo di tre anni». Il programma si acquista per anni interi, non per frazioni.

Il secondo meccanismo è la cumulatività. Microsoft scrive: «Se decidi di acquistare il programma nel secondo anno, devi pagare anche il primo anno, perché gli ESU sono cumulativi» (Microsoft Learn).

Il conto, quindi, lo decide la data fino a cui ti serve la copertura, non il giorno in cui entri. Coprire un PC fino al 13 ottobre 2026 costa 61 dollari. Arrivare al 12 ottobre 2027 ne costa 183, che tu ti iscriva prima o dopo il 13 ottobre 2026. Fino al 10 ottobre 2028 si arriva a 427.

Entrare tardi non fa risparmiare: paghi anche i mesi in cui il PC è rimasto scoperto. Quello che costa davvero è rimandare la migrazione, perché ogni anno in più vale il doppio del precedente.

Anno di ESUCoperturaListino per dispositivo
Anno 115 ottobre 2025 – 13 ottobre 202661 USD
Anno 214 ottobre 2026 – 12 ottobre 2027122 USD
Anno 313 ottobre 2027 – 10 ottobre 2028244 USD

Date di copertura: Microsoft Partner Center. Il listino di 61 USD per l’anno 1 e la regola del raddoppio sono di Microsoft. Le cifre di anno 2 e 3 non sono pubblicate: sono il risultato di quella regola. Microsoft non pubblica un listino in euro: il prezzo effettivo dipende dal canale e dal rivenditore.

Quanto costa tenere Windows 10 con l’ESU, per dispositivo, secondo la data fino a cui serve la coperturaCoprire un dispositivo fino al 13 ottobre 2026 costa 61 dollari. Fino al 12 ottobre 2027 costa 183 dollari, cioè anno 1 più anno 2. Fino al 10 ottobre 2028 costa 427 dollari, tutti e tre gli anni. Su 30 postazioni: 1.830, 5.490 e 12.810 dollari. Iscriversi tardi non abbassa il conto, perché gli anni arretrati si pagano comunque.Quanto costa tenere Windows 10 (per dispositivo)Ogni anno costa il doppio del precedente, e gli anni arretrati si pagano comunque.Copertura fino al 13 ottobre 2026: solo l’anno 161 USD · 1.830 USD su 30 postazioniCopertura fino al 12 ottobre 2027: anno 1 + anno 2 (61 + 122)183 USD · 5.490 USD su 30 postazioniCopertura fino al 10 ottobre 2028: anni 1, 2 e 3 (61 + 122 + 244)427 USD · 12.810 USD su 30 postazioniIscriversi tardi non abbassa il conto: si pagano anche i mesi in cui il PC è rimasto scoperto.Elaborazione su listino multilicenza Microsoft (61 USD anno 1) e regola del raddoppio annuale.

Al conto vanno aggiunte due cose. Il supporto tecnico non è incluso: Microsoft copre solo l’attivazione della licenza, l’installazione e le eventuali regressioni dell’ESU stesso. La seconda: Microsoft stessa definisce il programma «un’opzione di ultima istanza» e «un ponte temporaneo per restare sicuri durante la migrazione», non una soluzione (Microsoft).

Tradotto in pratica: pagare l’ESU ha senso se stai già migrando e ti serve tempo. Non ha senso come strategia, perché il prezzo cresce mentre il parco macchine invecchia.

Sul come si compra: le licenze passano dai contratti multilicenza o da un partner Microsoft, e vanno attivate sui singoli dispositivi con una chiave dedicata. Non è un acquisto immediato come una licenza al dettaglio, quindi va messo in conto qualche giorno. Una licenza ESU acquistata resta valida (Microsoft la definisce perpetua), e ogni anno di copertura si può comprare prima che inizi (Microsoft Partner Center). Aeon Lab è partner Microsoft: lo dichiariamo qui perché l’articolo tocca prodotti e listini Microsoft.

L’ESU gratuito per l’Europa vale anche per la tua azienda?

Quasi certamente no, e il motivo non è il prezzo. Il programma per i dispositivi personali copre fino al 12 ottobre 2027. Nello Spazio economico europeo si può attivare senza costi aggiuntivi, accedendo con un account Microsoft. Il punto è un altro: Microsoft non lo offre sui computer gestiti come quelli di un’azienda strutturata.

Microsoft esclude dall’iscrizione i «dispositivi aggiunti a un dominio Active Directory o a Microsoft Entra e/o registrati in una soluzione di gestione di dispositivi mobili (MDM)». Fuori anche i computer in modalità chiosco, cioè bloccati su una sola applicazione, e quelli che hanno già una licenza ESU (Microsoft).

Se hai un server con Active Directory, o gestisci i portatili con uno strumento come Intune, la strada gratuita è chiusa in partenza. La pagina Microsoft esclude i dispositivi aggiunti al dominio o a Entra e quelli registrati in un MDM. Se i tuoi PC stanno in quella condizione, resta l’ESU a pagamento.

Gli altri requisiti sono due. Windows 10 versione 22H2, nelle edizioni Home, Professional, Pro Education o Workstations. E un account Microsoft con privilegi di amministratore: «Per iscriversi al programma ESU per utenti privati è necessario un account Microsoft», scrive Microsoft. Chi vuole continuare a usare un account locale paga «una copia unica a 30 dollari o equivalente in valuta locale». E l’account va usato davvero: se smetti di accedere al PC con quell’account, gli aggiornamenti si fermano entro 60 giorni.

C’è però un’eccezione per le aziende: Windows 365, i PC in cloud di Microsoft. Le macchine virtuali Windows 10 su Windows 365 e Azure Virtual Desktop ricevono l’ESU senza costi aggiuntivi. Ne ha diritto anche il PC fisico con Windows 10 da cui l’utente si collega, a tre condizioni (Microsoft Learn):

  • licenza Windows 365 Enterprise, oppure un PC cloud Flex in modalità dedicata;
  • PC aggiunto a Microsoft Entra, anche in forma ibrida: quelli solo in un dominio Active Directory locale sono esclusi;
  • un accesso al PC fisico, con lo stesso account Entra usato per il PC cloud, almeno ogni 22 giorni, più una policy distribuita via Intune o un altro MDM.

La documentazione non cita Windows 365 Business. È una strada per chi sta già portando le postazioni in cloud, non una scorciatoia per non pagare l’ESU.

Puoi installare Windows 11 su un PC che non lo supporta?

Tecnicamente sì, e le guide per farlo si trovano. Ma non risolve il problema, lo sposta. Prima di procedere Microsoft fa accettare un avviso che dice, testualmente, che quel PC «non sarà più supportato e non avrà diritto a ricevere aggiornamenti». Nello stesso avviso si legge che i danni dovuti alla mancata compatibilità non sono coperti dalla garanzia del produttore (Microsoft Support).

Un PC in quello stato è nella stessa condizione di partenza: un sistema che non riceve patch. Con l’aggravante che ora ci gira un sistema operativo dichiarato non supportato su quell’hardware.

I requisiti ufficiali di Windows 11 sono quattro, e il terzo è quello che ferma il parco macchine più vecchio:

  • processore a 1 GHz o più veloce, 64 bit, con almeno 2 core e compatibile;
  • 4 GB di RAM e 64 GB di spazio;
  • TPM 2.0, il chip che custodisce le chiavi di cifratura, e un firmware UEFI con Secure Boot (l’avvio protetto, che blocca il software non firmato);
  • per Intel, la generazione più vecchia nell’elenco ufficiale è l’ottava (specifiche Windows 11).

Molte macchine acquistate prima del 2018 si fermano qui. Per quelle la scelta reale non è fra Windows 10 e Windows 11: è fra sostituire, isolare o accettare un rischio documentato.

Office e Outlook continuano a funzionare su Windows 10?

È la prima domanda che fa chi lavora, ed è giusta: no, Outlook non si spegne. Le app di Microsoft 365 continuano a ricevere aggiornamenti di sicurezza su Windows 10 fino al 10 ottobre 2028. Ma restano ferme dove sono.

Microsoft lo scrive senza giri di parole. Gli aggiornamenti delle funzionalità e il supporto di Copilot arrivano solo fino alla versione 2608. Da lì in poi i dispositivi «rimarranno nella versione 2608, ricevendo solo gli aggiornamenti della sicurezza fino al 10 ottobre 2028» (Microsoft Learn). Stessa data per l’app OneDrive su Windows 10 22H2; sulle versioni precedenti non viene più aggiornata.

C’è poi un effetto pratico sul supporto che vale la pena conoscere prima di averne bisogno. Se apri un caso e il problema si presenta solo su Windows 10, Microsoft «chiederà al cliente di passare a Windows 11». Se non puoi farlo, il supporto «fornirà solo assistenza per la risoluzione dei problemi». Niente segnalazione di bug, niente correzioni.

In sostanza: le applicazioni ricevono patch fino al 10 ottobre 2028, ma smettono di evolvere e il supporto diventa a senso unico. È un rinvio, non una soluzione: la stessa natura dell’ESU.

Un PC senza aggiornamenti è già un problema di conformità?

Sì, e non in via teorica. Il Garante privacy ha già messo nero su bianco che usare software senza patch disponibili non è pienamente conforme al GDPR. Lo ha fatto in un provvedimento del 17 ottobre 2024, chiuso con una sanzione da 25.000 euro all’azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria.

Il passaggio è questo: «La mancata realizzazione, al momento della violazione, di misure adeguate a garantire la sicurezza delle reti e l’utilizzo di software di base obsoleti, per i quali non sono più disponibili aggiornamenti di sicurezza, non risulta pienamente conforme alle disposizioni di cui all’art. 5, par. 1, lett. f), e all’art. 32, par. 1, del Regolamento» (Garante privacy, provv. n. 621/2024).

«Software di base obsoleti, per i quali non sono più disponibili aggiornamenti di sicurezza» è la definizione letterale di Windows 10 senza ESU dopo il 14 ottobre 2025. Non serve nessuna interpretazione creativa: la formula l’ha scritta il Garante.

Una precisazione doverosa. Quella sanzione chiude un caso di violazione dei dati in cui il software obsoleto è uno degli elementi contestati. Fra gli altri, l’assenza di autenticazione a più fattori sulla VPN. Non è il prezzo di listino di un PC non aggiornato: è il segnale di come quel fattore viene pesato.

C’è un secondo caso che chiude il cerchio dal lato opposto. Nel luglio 2024 il Garante ha sanzionato con 900.000 euro una società che non aveva applicato i rimedi indicati dal produttore per una falla nota. A distanza di mesi, scrive il Garante, la società «non aveva ancora adottato sui propri sistemi alcuna delle azioni specificatamente raccomandate da Microsoft» (Garante privacy, 4 luglio 2024).

Messi insieme, i due provvedimenti dicono una cosa sola. Non applicare una patch disponibile è grave. Usare un sistema per cui le patch non esistono più è la stessa esposizione, senza nemmeno la possibilità di rimediare in giornata.

Il metro di giudizio è l’art. 32 del GDPR, che chiede misure adeguate «tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione». I costi contano, quindi: ma servono a graduare la misura, non a giustificare l’assenza di misure. E dopo il provvedimento di Alessandria è difficile sostenere che un sistema operativo fuori supporto rientri oggi nello stato dell’arte. Se vuoi il quadro completo degli obblighi che riguardano una piccola impresa, l’abbiamo raccolto negli obblighi GDPR che vengono dimenticati più spesso.

Un dato di contesto, riferito a tutto il software e non al solo Windows. Nel 2025 sono state pubblicate oltre 48.000 nuove vulnerabilità, il 22% in più dell’anno prima (ENISA, Threat Landscape 2026, 22 settembre 2026). Il punto non è il numero. È che su una macchina senza aggiornamenti ogni falla resta aperta, e l’unico rimedio diventa isolarla o sostituirla.

E se il tuo cliente è un soggetto NIS2?

La NIS2 probabilmente non si applica alla tua azienda per dimensione. Può però raggiungerti per un’altra via. I clienti che invece ci rientrano devono mettere requisiti di sicurezza nei contratti di fornitura, e valutare il rischio che ogni fornitore porta con sé.

Tra le misure di sicurezza di base fissate da ACN c’è la PR.PS-02, intitolata «Il software è mantenuto, sostituito e rimosso in base al rischio». Il primo punto dice: «Fatte salve motivate e documentate ragioni normative o tecniche, in accordo agli esiti della valutazione del rischio, è installato esclusivamente software, ivi compresi i sistemi operativi, per il quale è garantita la disponibilità di aggiornamenti di sicurezza» (ACN, Allegato 1 alla Determinazione 379907/2025).

Due precisazioni, perché è qui che si fanno gli errori. La prima riguarda la portata: non è vietato in assoluto tenere un sistema fuori supporto. È richiesto che la scelta passi da una valutazione del rischio e sia documentata. L’inerzia, invece, non è una posizione difendibile.

La seconda: PR.PS-02 vincola il soggetto NIS sui propri sistemi, non i suoi fornitori. Alla tua azienda non arriva la misura. Arriva quello che il cliente decide di scrivere nei documenti di fornitura.

C’è un dettaglio che rende la misura più stringente di quanto sembri. PR.PS-02 è fra i requisiti elencati nella tabella in appendice all’Allegato. Se non vengono attuati, il soggetto NIS deve adottare «misure di mitigazione compensative» e descriverle nel piano di trattamento dei rischi, che a sua volta «è approvato dagli organi di amministrazione e direttivi» (misura ID.RA-06). Tradotto: tenere un sistema fuori supporto è una decisione che arriva sul tavolo del consiglio di amministrazione, non una svista dell’ufficio IT.

Il collegamento con la tua azienda passa da un’altra misura, la GV.SC-05. I requisiti di sicurezza «sono inseriti nelle richieste di offerta, bandi di gara, contratti, accordi e convenzioni relativi alle forniture con potenziali impatti sulla sicurezza dei sistemi informativi e di rete». In più, il tuo cliente deve valutare il rischio di ciascuna fornitura, a partire dal «livello di accesso del fornitore ai sistemi informativi e di rete».

Se accedi ai sistemi di un cliente NIS da un portatile senza patch, sei un rischio che quel cliente deve valutare e registrare per iscritto. È per questa via che la misura ti riguarda. Non come obbligo di legge tuo, ma come requisito che il cliente mette nero su bianco. In un contratto, in una richiesta di offerta o in un bando.

La mappa completa delle misure è nella checklist delle misure minime NIS2 dell’art. 24. Se invece non sai ancora se rientri nel perimetro, il punto di partenza è la guida completa alla NIS2 per PMI e studi professionali. Per la parte di adeguamento vero e proprio c’è la pagina compliance e NIS2.

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Fai il test

L’inventario delle postazioni, in quattro colonne

Prima di decidere qualsiasi cosa serve sapere quante macchine sono coinvolte e quali reggono Windows 11. Per venti o trenta postazioni bastano un foglio di calcolo e un giro per gli uffici. Un software di gestione del parco serve dopo, per tenerlo aggiornato.

Su ogni macchina servono quattro informazioni. La versione di Windows, che si legge digitando winver. La presenza del TPM 2.0, con tpm.msc. Il modello di processore. E il ruolo della postazione: chi la usa e a quali dati accede. L’ultima colonna è quella che decide le priorità: un PC in reception e quello dell’amministrazione non corrono lo stesso rischio.

Da lì le uscite sono tre, e si scelgono per macchina, non per l’intero parco:

SituazioneCosa fareCosa comporta
Il PC soddisfa i requisiti di Windows 11Aggiorna, a gruppi, partendo dalle postazioni meno criticheNessuna licenza da comprare: ore di lavoro e una finestra di fermo
Il PC non è compatibile ma serve ogni giornoSostituisci la macchina; valuta il noleggio se il capitale è un problemaSpesa una volta sola, che risolve anche l’età dell’hardware
Il PC non è compatibile e serve per un gestionale o un macchinarioIsola: rete separata, niente navigazione e niente posta, accessi minimi. Documenta la sceltaPoche ore di configurazione, più l’ESU come ponte se resta esposto

Il terzo caso merita attenzione, perché è quello che blocca le migrazioni. Un PC collegato a un plotter, a un registratore di cassa o a un gestionale che non gira su Windows 11. Isolare quella macchina è una misura tecnica legittima, a condizione che la decisione sia scritta, non subita. Se la tua rete non è segmentata, il punto di partenza è quello: ne parliamo nella pagina dedicata a reti e infrastrutture.

Prima di isolarla, però, guarda l’edizione con winver. Un PC fornito insieme a un macchinario può montare un’edizione LTSC, a ciclo di vita lungo. Segue date proprie e non rientra nell’ESU di Windows 10 descritto sopra. Se la scritta riporta LTSC o LTSB, la scadenza vera è un’altra:

  • Windows 10 Enterprise LTSC 2019 e IoT Enterprise LTSC 2019: aggiornamenti fino al 9 gennaio 2029 (Microsoft Lifecycle);
  • Windows 10 IoT Enterprise LTSC 2021: fino al 13 gennaio 2032 (Microsoft Lifecycle);
  • Windows 10 Enterprise LTSC 2021, non IoT: fino al 12 gennaio 2027;
  • Windows 10 Enterprise LTSB 2016 e IoT Enterprise LTSB 2016: fino al 13 ottobre 2026.

Per le ultime due Microsoft offre un ESU a pagamento dedicato, distinto da quello di Windows 10 (Microsoft Learn).

Una macchina LTSC ancora dentro le sue date non è un PC fuori supporto. Annotala a parte nell’inventario, con la sua scadenza.

Ricordati anche delle macchine che nessuno chiama «PC»: il computer del controllo accessi, quello della sala riunioni, il portatile di scorta nell’armadio. Sono quelli che restano indietro, perché non hanno un proprietario che si lamenta.

Cosa conviene fare già oggi

  1. Conta. Quante postazioni sono ancora su Windows 10, e quante di queste reggono Windows 11. Senza questo numero ogni preventivo è a caso.
  2. Decidi fino a quando. Se pensi di usare l’ESU, scegli la data fino a cui ti serve. Ogni anno in più costa il doppio del precedente, e iscriversi tardi non sconta gli arretrati.
  3. Aggiorna ciò che si aggiorna, partendo dalle postazioni meno critiche, così impari i tempi reali su macchine che non fermano la produzione.
  4. Isola e metti per iscritto le macchine che non si possono toccare, con la motivazione tecnica e le misure compensative. È la differenza fra una scelta e una dimenticanza.
  5. Verifica le altre misure di base mentre ci sei: un parco aggiornato dentro una rete senza segmentazione sposta il problema. La nostra checklist dei 12 controlli di sicurezza per PMI serve a questo.

Se preferisci che a contare le postazioni ci pensi qualcun altro, la nostra assistenza informatica per le aziende di Roma parte da qui. Inventario, priorità e una data per ciascuna macchina.

Domande frequenti

Windows 10 ha smesso di funzionare?

No. Microsoft è esplicita: i PC «continueranno a funzionare». Quello che si è fermato sono gli aggiornamenti qualitativi, comprese le correzioni di sicurezza, il supporto tecnico e le nuove funzionalità.

Posso comprare l’ESU solo per alcuni computer?

Sì. Il minimo d’acquisto è di una licenza, quindi puoi coprire solo le macchine che non riesci a migrare subito. Non si possono però comprare periodi parziali: l’acquisto è per anno intero.

Un buon antivirus non basta a coprire il rischio?

No, perché fa un altro lavoro. Un antivirus riconosce il codice malevolo noto; non chiude la falla nel sistema operativo che permette di entrare. Sono strumenti complementari: uno non sostituisce l’altro.

Se il PC non supporta Windows 11 devo buttarlo?

Non necessariamente. Se serve per un’attività specifica e non ha bisogno di internet e posta, può restare in servizio. Isolato in una rete separata, con la scelta documentata. Se invece è una postazione di lavoro ordinaria, l’ESU le allunga la vita al massimo fino al 10 ottobre 2028. La sostituzione va comunque messa a budget: rimandarla fa solo crescere il conto dell’ESU.


Fonti

Aeon Lab è partner Microsoft. I dati su prezzi, date e requisiti riportati in questo articolo provengono dalla documentazione ufficiale Microsoft citata in Fonti.

Il team di Aeon Lab
MSP/MSSP di Roma: cybersecurity, compliance NIS2 e GDPR, backup e IT gestito per PMI e studi professionali.
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